[Cinelfela #1] La Signora Professionista (The Lady Professional) - 1971
Regia: Kuei Chih-Hung, Matsuo Akinori
Sceneggiatura: Katy Chin
Produttore: Runme Shaw
Casa di produzione: Shaw
Distribuzione: Shaw
Coreografie: Luk Chuen
Fotografia: Chien Yen, Wang Tien-Yu
Montaggio: Chiang Hsing-Lung
Musiche: Frankie Chan
Trucco: Fong Yuen
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Data di rilascio: 1° luglio 1971
Non è la prima volta che un regista nipponico collabora a una casa di produzione hongkonghese come la Shaw, considerando esperienze precedenti come Ko Nakahira (con lo pseudonimo di Yeung Shu-Hei) nel girare il remake del suo "seishun eiga" nel 1968. Akinori inizia a lavorare per gli studi della Shochiku e studiò al fianco di Sadatsugu Matsuda: il figlio del padre del cinema giapponese, Shozo Makino; si sposta alla Nikkatsu, dove lavorò come assistente alla regia per cineasti come Yuzo Kawashima ed esordisce nel 1959 con "I Will Challenge". Attivo negli anni d'oro del cinema giapponese, si diletta anche come sceneggiatore fino al suo ritiro dalla N nel 1970, per divenire regista freelance, concentrandosi sui films per la televisione: passa a miglior vita nel 2010 a causa di una polmonite, aveva 81 anni. Per chi non conoscesse Kuei, studiò a Taiwan cinema e tornò a Hong Kong per lavorare come assistente alla regia come Akinori, fino al suo esordio del 1970 con il musical di "Love Song Over the Sea", per poi divenire noto nel genere thriller con la saga di "The Criminals". Si ritira nel 1984 con il thriller comico di "Misfire" e si trasferisce negli USA, per poi passare a miglior vita nel 1999 all'età di 62 anni.
Hitman movie al femminile, dove la femme fatale Lily ci delizia non solo con il suo guardaroba, ma anche per la sua astuzia vendicativa nelle sue efficienti esecuzioni. Nonostante i dialoghi siano ridotti all'essenziale, è l'azione che prende la parola su ogni cosa, assieme alla suspense che precede tali atti. Con una fotografia desaturata che accompagna gli atti notturni del mestiere "rosso" di Lily, cattura anche lo stato cupo e depressivo della sua vita, mascherata dai sorrisi artificiali del suo locale; non teme di mostrare anche i paesaggi nipponici dal cemento grigio sporco e l'aberrante panorama del porto nero pece in cui ha sede Chang. Montaggio realizzato alla bell'è meglio, dove in alcuni punti focali si velocizza senza motivo e in altri svolge il suo lavoro... fortunatamente la musica ci fa' dimenticare del tutto del problema, avvallando nella nostra immaginazione un'altra femme fatale del genere, impossibile da non nominare durante la visione del film: Meiko Kaji.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del sito!




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