[Cinelfela #3] Hong Kong 1941 - 1984


Regia: Leung Po-Chi
Sceneggiatura: John Chan
Produttore: John Shum
Direttore di produzione: Claudie Chung Chun
Casa di produzione: D&B Films Co. LTD, Bo Ho Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Coreografie: Lam Ching-Ying
Fotografia: Brian Lai
Montaggio: Peter Cheung
Musiche: Violet Lam
Trucco: Poon Man-Wah
Costumi: Wan Kam-Lin
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Data di rilascio: 1° novembre 1984
Incasso: 7,223,400 dollari (812.276 euro)

Finalmente si ritorna a parlare di Leung, qui in uno dei suoi più grandi successi dove degnamente rappresenta la Hong Kong all'indomani dell'invasione giapponese del 1941, avvenuta il giorno dopo l'attacco a Pearl Harbour (8 dicembre) e che vide la schiacciante vittoria degli invasori sulle forze coloniali britanniche, costrette alla capitolazione il 25 dicembre, il giorno di Natale. Ancora oggi quella sfortunata coincidenza è rimasta un po' tetra nell'immaginario collettivo del territorio, tanto da essere soprannominata "Natale Nero".

Lo scontro tra giapponesi e britannici è imminente a Hong Kong. La maggior parte della popolazione fugge in Australia ed altrove, tanto che le autorità locali si ritrovano nell'anarchia assoluta nel mantenere l'ordine pubblico. Tra questi vi è Ha Yuk-Nam (Cecilia Yip Tung) e il suo amico d'infanzia Wong Hak-Keung (Alex Man): lei soffre di una malattia terminale e proviene da una famiglia benestante, dove suo padre Ha Chung-Sang (Sek Kin) gestisce l'intera distribuzione del riso di Hong Kong; Keung, emarginato dalla sua stessa famiglia, è un giocatore d'azzardo in cerca di denaro da sperperare. Yip Kim-Fei (Chow Yun-Fat) faceva parte di una compagnia teatrale e dopo avere tentato di imbarcarsi clandestinamente in una nave diretta verso l'Australia, si ritrova in loro compagnia. Una volta diventati amici, Yip e Keung si innamorano di Nam durante l'occupazione giapponese e tentano di nuovo la fuga da Hong Kong... con il generale Kanezawa (Stuart Ong) sulle loro tracce.

Passabile commistione tra il genere di guerra e romantico, dove Leung ci mette al corrente delle barbarie della guerra... tra sciacalli ed invasori privi di qualunque umanità per idolatrare un'ideologia malata. In mezzo a tale barbarie vi sono alcune persone che resistono e si battono per restituire la libertà sottratta ai cittadini soffocati, come il doppiogiochismo a scopo di bene da parte di Yip, fedele di facciata alle forze occupanti e segretamente figura centrale della resistenza locale. Indimenticabile il ruolo da ingenué di Cecilia che ci narra la sua giovinezza perduta, allora finita in una morsa tra il freddo e cinico Ong; e con l'irascibile, ma coraggioso Man. Fotografia che si avvalora di molteplici cinepugni alla Ejzenstein, diretti e senza filtri allo spettatore, con una scenografia quasi perfetta della Hong Kong degli anni '40 (abiti e locations incluse!). Da segnalare il montaggio discreto, ma pulito nelle scene d'azione. Colonna sonora che ricrea nell'orecchio il suono di un carillon, per farci ricordare che ognuno ha dei momenti indimenticabili che aspettano di essere dissotterrati tramite films e libri.


E' giunto il momento di proiettare il film in questione in una sala interventista. Cambieranno idea, secondo voi?
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del sito!

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